Se l’immigrazione pare tamponare il declino demografico

Lo scenario ormai scontato dei prossimi anni evidenzia un forte calo delle nascite (primo semestre 2026: 166.000 nati laddove negli anni ’60 si arrivò a oltre un milione l’anno) e quindi della popolazione scolastica, dovuto soprattutto al ridursi della popolazione in età fertile.

A ciò si aggiunge, specie con l’andata in pensione dei boomers, un crollo della popolazione in età da lavoro. Osservando i dati Istat sull’attuale popolazione residente per fasce di età, calcolando quindi l’attuale popolazione residente in prospettiva senza ingressi e uscite dal territorio nazionale, si può stimare una perdita di circa 3,5 milioni di persone in età da lavoro già entro il 2035.

Solo per avere una fotografia:

È chiaro che questa prospettiva tocca da vicino la Formazione Professionale, chiamata ad interpretare una fase nella quale si riducono numericamente i giovani, e si deve cercare di aumentare la popolazione di allievi adulti (considerato anche che i lavoratori over 50 hanno superato i 10 milioni), migranti e donne. Soprattutto si devono promuovere politiche che segnino un deciso cambio di rotta sulla attuale bassa percentuale di occupazione femminile, insieme al portarla verso una “buona” occupazione (permane una forte disparità salariale e solo poco più di 7 milioni di donne ha un lavoro full time: neanche il 40% di quelle in età da lavoro). In questi anni di PNRR c’è stato un lieve aumento delle occupate (siamo a un po’ meno del 54% delle donne), ma molto ha giocato l’alzarsi dell’età in cui si va in pensione.


Complessivamente il calo demografico sembrerebbe un destino segnato, eppure, ci sono anche segnali che potrebbero dire di un sistema Paese che, di fronte al drastico ridursi della popolazione, trova nell’immediato un rimedio nell’immigrazione, nonostante politiche fortemente restrittive e spesso discriminanti.
Questa risposta sembrerebbe mettere in luce il quasi stop al calo della popolazione degli ultimi 5 anni, confermato, sembrerebbe, dall’ultima nota Istat sulla popolazione residente nel primo semestre 2026.


Il grafico di Altervista è molto interessante (anche se il commento è opinabile nelle motivazioni e negli effetti di tale calo, visto che parliamo di un confronto tra generazioni completamente differenti nell’approccio al risparmio e ai consumi). Osservarlo consente di farsi un’idea delle tendenze storiche e attuali:

La popolazione italiana (curva verde) dal 2021 ferma la sua discesa attestandosi sui quasi 59 milioni (58.942.828 nel 2025 con un calo di 636 unità), grazie al fatto che il saldo negativo tra nati (grigio) e morti (rosso) unito al saldo migratorio italiani (blu), anch’esso negativo, sono compensati quasi alla virgola dal saldo migratorio stranieri (viola).

Negli ultimi 3 anni la popolazione straniera regolarmente in Italia è cresciuta di oltre 1,1 milioni di persone (calcolando anche il saldo nati/morti stranieri): questo ha bloccato al momento o, se vogliamo, tamponato, il declino demografico e, quindi, economico del Paese.

In sostanza sembrerebbe che la società italiana, nonostante tutto, matematicamente o istintivamente abbia cominciato a trovare nell’immigrazione un freno alla caduta numerica della sua popolazione. Un esempio è proprio l’anno 2025: 355.455 nati, 651.830 morti, quindi un saldo naturale di - 296.395 residenti, al quale si aggiunge il saldo migratorio degli italiani di – 52.553 persone, per una riduzione totale di 348.948 persone che però viene compensato dal saldo migratorio degli stranieri di 348.312. Al quale va aggiunto il contributo positivo del saldo naturale dei soli stranieri (differenza tra nati vivi e morti), + 36.000 evidenziato nei dati Istat.

Idem sembrano confermare i primi 6 mesi del 2026: solo 845 unità in meno rispetto al 1° gennaio, risultato di 166mila nati, 330mila morti, 223mila iscrizioni dall’estero e 58mila cancellazioni per l’estero.

Sono solo dati e non è scontato che l’apporto dell’immigrazione sia ancora sufficiente in futuro. Tuttavia, è interessante notare che non necessariamente la società si comporta secondo le previsioni e, in questa fase, il Paese reale e la sua economia sembrano cercare un rimedio nell’immigrazione.

Ciò non toglie la necessità di investire in servizi per l’infanzia, per gli anziani e per le famiglie, in una maggiore e più equa occupazione delle donne, in migliori condizioni di lavoro e di accesso alla casa per i giovani, anche per favorire il riportarsi sui livelli di nascite di altre nazioni, oltre che, soprattutto, per ragioni di giustizia sociale e libertà. Va però, considerato che ormai il netto calo della popolazione in età fertile ci dice che non mancano solo più i bambini, ma mancano nettamente (in calo di quasi un terzo rispetto a 30 anni fa) gli adulti per farli, senza considerare il calo dei redditi da lavoro degli ultimi decenni.

Peraltro, sempre la nota Istat citata evidenzia anche un altro aspetto interessante laddove segnala nuclei familiari sempre più ristretti: i genitori sono il 30,7% della popolazione e ogni 3 coppie con figli (tipologia che rappresenta il 28,45% delle famiglie) c’è un po’ più di un nucleo con un genitore solo (tipologia che rappresenta il 10,8% delle famiglie: 8,6% madri, 2,2 % padri); e il 37,1% delle famiglie è fatto di una persona sola, il 16,9% della popolazione: più di una persona su sei.

Il ricorso all’immigrazione non risolverà tutto, e molte problematiche, anche nuove, crescono da tempo e, con esse, l’urgenza di evitare un’integrazione basata su forme di ghettizzazione dei nuovi arrivati, anche in ambito lavorativo (salari e condizioni di lavoro peggiori), a favore di una integrazione rispettosa dei diritti e promotrice di dignità. Le attuali norme non aiutano affatto. Tuttavia, questi dati sembrerebbero dire che questo è lo sbocco più naturale della resilienza realizzata dal Sistema Paese di fronte ai profondi rischi economici del declino demografico.

A questa tendenza si rivolge con sempre maggiore attenzione anche la Formazione Professionale, visto il contributo strategico che essa già offre e ancor più può dare, più di altri, a un’integrazione equa e dignitosa, nel solco della sua missione, generatrice di riscatto sociale ed emancipazione delle persone e di promozione di uno sviluppo sostenibile delle comunità.

Nuove competenze per il sociale

Nuove competenze per il sociale

Due borse di studio per il corso Management delle Imprese Sostenibili in pa...
Invecchiamento, welfare e comunità

Invecchiamento, welfare e comunità

UNIBG e Wy-Fy aprono una lezione alla cittadinanza
Oltre duemila persone in marcia per la pace a Bergamo

La marcia per la Pace a Bergamo

Duemila persone e il nostro "bandierone"
Domenica 27 settembre Bergamo si mette in cammino per la pace

Domenica 27 settembre Bergamo si mette in cammino per la pace

Tappa del Giro d'Italia per la Pace: due i meeting point
Per/corsi: rinnovato il catalogo per le scuole

Per/corsi: rinnovato il catalogo per le scuole

La proposta formativa di ACLI Bergamo e Molte Fedi per le scuole secondarie