Al Cinema Conca Verde il confronto tra Pierluigi Bersani e Giordano Bruno Guerri, ospiti di Molte Fedi sotto lo stesso cielo. Al centro del dialogo la crisi della politica, la Costituzione, la guerra, le disuguaglianze e la necessità di governare le trasformazioni prodotte dalle nuove tecnologie.
Un confronto tra sensibilità e percorsi culturali differenti, a partire da una domanda che riguarda da vicino il presente: come ridurre la distanza tra le promesse della politica e la loro concreta realizzazione?
Su questo terreno si sono confrontati al Cinema Conca Verde Pierluigi Bersani, già ministro e segretario del Partito Democratico, e lo storico Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, nell’incontro promosso all’interno della rassegna Molte Fedi sotto lo stesso cielo.
Una serata introdotta dal presidente delle ACLI di Bergamo Roberto Cesa e moderata da Francesco Mazzucotelli, che ha messo a confronto prospettive diverse senza rinunciare al dialogo.
Ricostruire fiducia nella politica
Bersani ha aperto il confronto dichiarandosi «testardamente ottimista»: nonostante l'aumento delle disuguaglianze, l'aspirazione all'uguaglianza continua, secondo l'ex ministro, a riemergere anche nelle fasi più difficili.
Una delle questioni centrali è stata la crisi di fiducia nei confronti della politica. Bersani ha richiamato l'attenzione sui rischi delle politiche identitarie e sulla necessità di tornare a dare risposte concrete a quelle parti della società che vivono maggiori difficoltà e che, anche per questo, si allontanano dalla partecipazione elettorale.
La democrazia, in questa prospettiva, deve tornare a mantenere la propria promessa di emancipazione e la politica deve riuscire a tenere insieme interessi concreti e riferimenti valoriali.
Il confronto si è quindi spostato sulle radici storiche della crisi della politica italiana. Bersani ha individuato nel 1978, con il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, uno snodo decisivo, per arrivare poi alla progressiva crisi dei partiti popolari.
Al centro resta però un riferimento fondamentale: la Costituzione. Bersani ne ha rivendicato il ruolo come orizzonte valoriale della politica, mentre Guerri ha distinto tra i principi della prima parte della Carta, che condivide, e un impianto istituzionale che considera invece riformabile. Nel dialogo è emersa anche la distanza che può prodursi tra i principi costituzionali e la loro effettiva realizzazione, ad esempio sui temi del lavoro e della sanità.
Guerra, pace e ruolo dell'Europa
Il confronto ha toccato inevitabilmente anche la guerra in Ucraina e il tema della pace.
Secondo Bersani, la storia stessa della Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, non consente di ridurne il messaggio a un pacifismo assoluto. Allo stesso tempo, ha chiesto all'Europa di assumere un ruolo più attivo nella ricerca di possibili negoziati, abbandonando il linguaggio dell'escalation e chiarendo con maggiore precisione cosa si intenda oggi per difesa e quali debbano esserne i confini.
Governare l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie
Dalla storia lo sguardo si è quindi spostato sulle grandi trasformazioni del presente. Uno dei passaggi centrali della serata ha riguardato infatti il rapporto tra tecnologia, potere e democrazia.
Bersani ha indicato nella convergenza tra i grandi protagonisti dell'economia digitale e i regimi illiberali uno dei problemi più rilevanti di questa fase. L'intelligenza artificiale rappresenta, nella sua lettura, un cambiamento capace di modificare profondamente i rapporti di produzione e le gerarchie sociali.
Su un punto Bersani e Guerri hanno trovato un terreno comune: le nuove frontiere tecnologiche devono essere governate, affinché il controllo delle trasformazioni in corso rimanga nelle mani delle persone e delle istituzioni democratiche.
Quali risposte collettive per riattivare la speranza?
La domanda conclusiva posta da Francesco Mazzucotelli ha riportato il confronto al tema delle risposte collettive: è ancora possibile riattivare la speranza?
Per Bersani occorre tornare a discutere dei fondamentali, a partire dalla Costituzione, affrontando questioni sulle quali non è sufficiente adattarsi. Ha legato, tra gli altri, il tema del welfare universalistico a quello della fiscalità e richiamato la condizione delle giovani generazioni e la necessità di costruire una nuova coscienza collettiva capace di tenere insieme valori e interessi.
In questo quadro ha indicato alcune questioni sulle quali costruire una posizione comune: immigrazione regolare, opposizione alla guerra e al riarmo indiscriminato, contrasto ai sovranismi e alle gerarchie tra esseri umani.
Per Guerri, invece, una delle priorità decisive è la scuola. Le numerose riforme che si sono succedute, ha osservato, non sono riuscite a produrre un cambiamento sufficiente. Da qui una proposta molto concreta: cominciare dal riconoscimento economico del lavoro degli insegnanti, aumentando gli stipendi dei professori.
Il confronto al Conca Verde ha così attraversato storia e presente, facendo emergere differenze ma anche alcuni terreni comuni. In particolare, la necessità di ricostruire spazi di partecipazione e fiducia e di riportare le grandi trasformazioni economiche e tecnologiche dentro una responsabilità collettiva e democratica.
L'articolo di Franco Cattaneo su L'Eco di Bergamo di mercoledì 30 settembre 2026




